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 Parchi e Riserve Naturali   

ersaf Riserva Naturale Monte Alpe

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 2008

Punto Informazioni e Centro Visite 

        Escursioni guidate estive 

Iniziamo, per conto di ERSAF, il servizio presso il Punto Informazioni e Centro Visite della Riserva Naturale Monte Alpe.

L'ospitalità della riserva naturale verso i visitatori si concretizza nell'attivazione di una struttura la cui finalità è quella di informare, introdurre ed indirizzare il fruitore alla scoperta del territorio e delle sue caratteristiche. Il PUNTO INFORMAZIONI, dislocato presso il CENTRO VISITE, dispone di personale qualificato in grado di fornire informazioni

aggiornate sui vari aspetti della Riserva (aspetti naturalistici, itinerari, condizioni accessi, norme e comportamenti, ecc.). Il Centro visite ospita una piccola mostra tematica didattica e, grazie alla collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, è situato presso la casermetta CFS sulla SP 461 del Penice, circa 2 km prima del passo. (VEDI "info")

Il Punto Informazione/Centro Visite, nasce con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la Riserva Naturale e il circostante territorio dell’Alto Oltrepo, si pone a disposizione del visitatore per fornire gli spunti adatti per accedere al territorio nella maniera più adeguata, pertanto offre: 
- distribuzione di materiale di interesse turistico; 
- informazioni su percorsi e sentieri naturalistici; 
- piccola mostra tematica didattica; 
- cinque escursioni naturalistiche guidate gratuite.

Si ricorda che l’accesso alla Riserva è libero ed i sentieri sono ben segnalati e in alcuni tratti arricchiti da cartelli esplicativi.

Al di fuori delle date indicate, esiste la possibilità per gruppi a pagamento di prenotare e visitare la Riserva accompagnati dalle guide naturalistiche SELVA.

ESTATE


Giorni e orari di apertura del Punto Informazioni e Centro Visite della Riserva Naturale:


tutte le domeniche
dal 20 luglio al 24 agosto
comprese, con orario di apertura dalle
ore 10.00 alle ore 16.30




Giorni e orari delle visite guidate gratuite nella Riserva Naturale:


tutte le domeniche di apertura
al mattino dalle ore 10.30
al pomeriggio dalle ore 15.00




Partecipazione libera e gratuita.
Ritrovo presso Centro Visite.
Indossare scarponcini.

Foreste da Vivere

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 2007

 "Foreste da Vivere" 

VARZI - 28 settembre 2008

Festa d'Autunno per il Monte Alpe

V EDIZIONE


in concomitanza con Fiera dell'Autunno Gastronomico di Varzi


Attività a cura di ERSAF e SELVA, presso area mercato coperto, Varzi (PV):

(provvisorie da definire!!!)

  • Stand ERSAF e sentieri NATURA dell'ALTO OLTREPO
  • ESCURSIONI naturalistiche guidate nella Riserva Naturale Monte Alpe, con bus navetta da Varzi

Nelle vie del centro storico Fiera dell'AUTUNNO GASTRONOMICO di VARZI 
- mercato di prodotti tipici tra le vie del centro storico
- menù speciali nei ristoranti con prodotti del bosco

COLLABORAZIONI: Regione Lombardia, ERSAF,

Comunità Montana Oltrepo Pavese, GAL Alto Oltrepo, Comune di Varzi, Pro Loco di Varzi.

AUTUNNO

Programma:

da definire



Partecipazione libera e gratuita (per l'escursione si consiglia abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica).

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Riserva Naturale Monte Alpe

SIC Sito di Importanza Comunitaria

Inserita nel cuore dell'Appennino lombardo, è stata istituita nel 1985 ad un'altitudine compresa tra i 900 e 1.260 m s.l.m. Il Monte Alpe riveste una grande importanza naturalistica e paesaggistica grazie alla presenza di fitti boschi di latifoglie e conifere alternati a prati ricchi di importanti fioriture. La biodiversità si manifesta anche a livello di fauna comprendendo numerose specie animali, tra le quali la formica rufa inserita come intervento di lotta biologica partire dagli anni'50. Un altro aspetto interessante riguarda gli interventi forestali e di ingegneria naturalistica che caratterizzano la storia della riserva.

Informazioni generali

La Riserva, ubicata in provincia di Pavia, è totalmente compresa nei confini amministrativi del Comune di Menconico. La collocazione orografica è riferita all’alta Valle Staffora poco a ridosso delle pendici del Monte Penice

La superficie complessiva è di circa 328 ha di cui 300 boscati e i rimanenti a prato, prato-pascolo e coltivo

Il punto più basso della riserva è posto a 769 m s.l.m. mentre la quota più alta raggiunge i 1.254 m s.l.m.

Nel 1980 la riserva è stata dichiarata “biotopo” ai sensi della L.R. n. 33 del 27.07.1977. A seguito dell’emanazione della L.R. n. 86 del 30.11.1983 è stata istituita la riserva naturale “Monte Alpe” e la Regione Lombardia ne ha affidato la gestione all’ERSAF - Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste (ex Azienda Regionale delle Foreste) ai sensi della Deliberazione del Consiglio Regionale n. 1968 del 16.03.1985. L'area è stata classificata "riserva parziale biogenetica" ai sensi dell'art. 37 della L.R.  86/83.  

In seguito alla Direttiva HABITAT (Direttiva 92/43/CEE del 21/5/1992), la Riserva Naturale Monte Alpe è stata riconosciuta come SIC - Sito di Importanza Comunitaria con sigla: IT2080021.

come arrivare





Ente gestore 

ersaf

Regione Lombardia

Sede amministrativa: via Copernico, 38 – 20125 Milano

Direttore Riserva: 

dott. Paolo Ballardini

Telefono +39 02 67404.1 
fax +39 02 67404.299

e-mail: info.montealpe@ersaf.lombardia.it

Web: 
www.ersaf.lombardia.it 
www.parks.it



Escursioni e Centro Visite:

SELVA

tel. 339.4518087

info[at]studioselva.net

L'incendio e gli interventi di recupero ambientale

Il 27 febbraio1990, sotto la S.P. n. 461 del Penice in località Carpaneto, scoppiò un incendio che si estese rapidamente arrivando ad interessare gran parte dei boschi di conifere. A causa del vento e delle caratteristiche del soprassuolo (elevata densità di impianto iniziale e notevoli quantità di materiale secco al suo interno), le fiamme interessarono sia il fusto che la chioma degli alberi. La superficie complessiva percorsa dal fuoco è stata valutata in 141 ettari quasi esclusivamente occupati dal popolamento monospecifico e coetaneo di Pino nero (di circa 60 anni di età).

Le aree più colpite sono state oggetto di taglio raso in quanto irrimediabilmente compromesse dall’incendio e da successivi attacchi da parte di un insetto (Ips sexdentatus).

L’incendio ha fortemente modificato il quadro biologico della riserva, certamente producendo danni notevoli, ma liberando nel contempo forze dinamiche tendenti ad un aumento della diversità biologica e quindi, in definitiva, ad una maggiore stabilità ecologica.

Immediatamente dopo l’incendio l’Ente gestore ha provveduto ad eseguire interventi urgenti che limitassero eventuali fenomeni di dissesto idrogeologico ed il degrado ambientale effettuando semine erbacee nelle aree maggiormente danneggiate, eseguendo la manutenzione ordinaria e straordinaria delle principali vie di accesso alla riserva. Inoltre, nelle porzioni di bosco con danni più limitati, è stata fatta la ripulitura boschiva  del materiale secco e bruciato per ridurre un nuovo pericolo di incendio e limitare il più possibile la diffusione di insetti dannosi per il legname.

Nel successivo periodo - ottobre 1991 / ottobre 1995 - si svolsero gli interventi di taglio raso del bosco bruciato (solo 58.5 ettari nella parte irrimediabilmente danneggiata), lo sgombero del legname tagliato, il tutto seguito dagli interventi di rimboschimento di tali superfici. Si sono utilizzate specie forestali autoctone, in modo da ricostituire un bosco ecologicamente stabile e al tempo stesso di buon valore economico. Il numero di piantine messe a dimora per ettaro andava dalle 1.500 alle 2.500 unità, in relazione alla presenza di rinnovazione naturale già affermata.

Principali specie messe a dimora dopo l'incendio

specie arboree: Quercus cerris, Quercus petraea, Quercus robur, Carpinus betulus, Ostrya carpinifolia, Acer campestre, Acer pseudoplatanus, Acer platanoides, Fraxinus ornus, Fraxinus excelsior, Prunus avium, Prunus padus, Ulmus minor, Laburnum anagyroides, Malus sylvestris, Fagus sylvatica, Sorbus domestica, Alnus glutinosa, Abies alba, Pinus sylvestris

specie arbustive: Crataegus monogyna, Prunus spinosa, Pyrus communis, Cornus sanguinea, Corylus avellana, Sambucus nigra, Rosa canina, Viburnum lantana, Ligustrum vulgare, Amelanchier ovalis.

Il bosco della riserva

Le aree boscate comprendono circa 186 ettari di pineta artificiale a prevalenza di Pino nero e 114 ettari di bosco ceduo.

La parte occidentale della Riserva è coperta da boschi cedui costituiti prevalentemente da Carpino nero, Roverella e Orniello con una sporadica presenza del Faggio, Acero opalifolio e campestre, Rovere, e da arbusti quali Nocciolo, Maggiociondolo, Ginepro e Biancospino.

Nella parte Sud-Ovest della riserva si trova un castagneto da frutto in fase di ripristino funzionale.

Le pinete di “Monte Alpe” hanno costituito il primo nucleo di un vasto programma di riforestazione realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nell’Oltrepo Pavese a partire dagli anni ‘30. Le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questa estesa opera di rimboschimento sono da ricercarsi nella grave situazione di dissesto idrogeologico in cui all’inizio del secolo versava tutto il territorio appenninico.  
Interi versanti, come quelli di Costa d’Alpe risultavano infatti completamente privi di vegetazione forestale.  L’obiettivo principale dell’opera di rimboschimento era quello di assicurare nel più breve tempo possibile il ripristino della copertura forestale e quindi prevenire i fenomeni di dissesto idrogeologico.

La specie più utilizzata in virtù delle sue scarse esigenze ecologiche è stata il Pino nero, insieme al Pino silvestre, Larice e Abete rosso. Le pinete evidenziano attualmente densità eccessive, in alcuni casi prossime a quelle di impianto, a sottolineare come tutta l’attenzione del selvicoltore fosse concentrata nell’ottenere una rapida copertura del suolo.  
La densità eccessiva dei popolamenti e conseguentemente la scarsa quantità di luce che riesce a raggiungere il suolo rallenta i già difficili processi di degradazione della lettiera.

Problematiche degli impianti artificiali di Pino nero

I popolamenti di Pino nero sono di per se ecosistemi poveri, caratterizzati da una scarsa presenza di sottobosco e conseguentemente frequentate da uno scarso contingente faunistico.

Queste caratteristiche vengono ad accentuarsi nei popolamenti di origine artificiale. Il risultato è la formazione di ecosistemi poveri, estremamente semplici e conseguentemente instabili.

Il principale segnale di una generalizzata situazione di instabilità ecologica sono le periodiche esplosioni demografiche di insetti che normalmente accompagnano il Pino nero senza però superare la capacità portante dell’ecosistema (Thaumetopoea pityocampa, Ips sexdentatus, Tomicus minor).

La processionaria del pino

Si tratta di un lepidottero che popola normalmente le pinete senza arrecare particolari danni al bosco, a meno che le piante ospiti non siano già in condizioni di sofferenza. 

La schiusa delle uova avviene alla fine di agosto, le larve cominciano a nutrirsi degli aghi di pino e tessono una sottile ragnatela nella quale restano impigliati gli aghi. Le larve si alimentano per tutto il periodo autunnale. Poco prima del sopraggiungere dei primi freddi, tessono una ragnatela più consistente formando il caratteristico nido invernale. In primavera le larve riprendono l'attività e quando escono dal nido si dispongono in fila indiana formando delle “processioni”. Giunte sui rami provvisti di foglie si sparpagliano e divorano una grande quantità di aghi; è in questa fase che si verificano i danni maggiori.

In una fase successiva di sviluppo, i peli che ricoprono le larve diventano urticanti e, in caso di contatto, possono rappresentare un notevole fastidio anche per l’uomo. Le larve raggiungono la maturità alla fine di aprile-primi di maggio ed a questo punto abbandonano il nido per scendere a terra, sempre in lunghe processioni, e andare ad interrarsi a 10-15 cm di profondità dove si incrisalidano.

Gli adulti, ovvero le farfalle, fuoriescono dal terreno fra la seconda metà di giugno e i primi di agosto. Subito dopo l’uscita dal terreno le farfalle, di abitudini crepuscolari, volano anche a notevole distanza dal luogo di origine, quindi si accoppiano e depongono le uova formando dei manicotti attorno a due aghi di pino nelle parti della chioma più soleggiate scegliendo di preferenza le piante isolate o poste ai margini delle radure. In genere la femmina depone da 100 a 300 uova. La schiusa avviene dopo circa 30 gg.

Ad ogni ciclo, un certo numero di larve rimane nel terreno per sfarfallare dopo due o tre o eccezionalmente quattro anni.

Processionaria e pinete

L’impiego del Pino nero per la realizzazione di impianti artificiali anche al di fuori di quello che è il suo areale, ha comportato un parallelo espandersi dell’areale della processionaria del pino che ha sempre seguito il suo ospite.


Le defogliazioni causate dalla processionaria determinano una riduzione degli incrementi legnosi e più defogliazioni successive possono portare alla morte interi rimboschimenti. Le piante infestate risultano indebolite e facilmente soggette ad attacchi di altri parassiti.

Una soluzione di carattere selvicolturale per la difesa dei boschi dall’attacco di questo insetto consiste nell’effettuare interventi che trasformino gradualmente i popolamenti monospecifici di pino in formazioni miste con latifoglie, ovvero verso formazioni più naturali e quindi di per se stesse più resistenti e stabili.

Le formiche della riserva

Negli anni cinquanta furono iniziate delle sperimentazioni condotte dall’Università di Pavia con lo scopo di contenere la presenza di Processionaria (Thaumetopoea pityocampa) tramite impiego di metodologie di lotta biologica. Dopo vari tentativi con insetti entomofagi delle larve della Processionaria, sono stati trapiantati in bosco nidi di Formica Lugubris, micidiale predatrice delle suddette larve. Furono trasportati interi nidi di formiche prelevandoli nelle Prealpi lombarde. Questa sperimentazione, iniziata negli anni cinquanta, è continuata con gli ultimi trapianti sino ai primi anni ‘80 ottenendo buoni risultati. 

L’alimentazione della Formica lugubris è composta per circa 1/3 da numerose specie di insetti, in particolare imenotteri e lepidotteri defogliatori tra cui le larve di processionaria. L’attività predatoria operata dalla popolazione di Formica lugubris può contenere la proliferazione della processionaria del pino e quindi limitare i danni a carico del bosco.

Trasferita in questi boschi, la Formica lugubris ha imparato rapidamente ad utilizzare gli aghi delle piante di Pino nero o di Abete bianco per costruire i suoi caratteristici nidi.

Gli effetti dell’incendio sono stati localmente devastanti nei confronti della popolazione ma, con il passare degli anni e in maniera del tutto naturale, si sta progressivamente riaffermando sia in pineta che nelle aree dove è presente l’Abete bianco. È sempre attivo il monitoraggio da parte dell’Università. 

…un po’ di più sulla Formica

La maggior parte della popolazione di un formicaio è costituita da femmine, le operaie, cui spettano i compiti di difesa del nido, raccolta del cibo e allevamento della prole. Nei formicai maturi sono presenti numerose regine che depongono le uova necessarie alla sopravvivenza della colonia.

La Formica lugubris vive nelle foreste dove costruisce nidi (chiamati acervi), accumulando grandi ammassi di aghi di conifere e scavando nel terreno sottostante. La parte del nido posta fuori terra sembra avere come scopo principale quello di accumulare calore per il rapido sviluppo delle larve. 

La presenza della parte sotterranea del nido consente la sopravvivenza di buona parte della popolazione anche in caso di danneggiamento della parte esterna ad opera di animali o anche di un incendio.

La fauna


Erpetofauna

Il popolamento erpetologico della riserva naturale “Monte Alpe”, risulta composto da 4 specie di Anfibi e 7 di Rettili; si segnalano in particolare la Rana appenninica, la Vipera comune e il Saettone.

Ornitofauna

In base alla più recente indagine le specie di Uccelli nidificanti risultano 41, tra le quali si segnalano la Pernice rossa, la Ballerina bianca, il Codirosso spazzacamino, il Saltimpalo, il Verzellino, il Fanello, lo Strillozzo, il Gheppio, il Falco lodolaio, il Picchio muratore, il Rampichino, la Cincia dal ciuffo, il Crociere, la Tottavilla, il Succiacapre e lo Zigolo nero.

Mammalofauna

Il popolamento di Mammiferi della riserva comprende 26 specie di presenza nota o “possibile” tra le quali ricordiamo il Tasso, il Cinghiale, l'Arvicola campestre e lo Scoiattolo.

La flora

La copertura forestale (300 ha) è costituita da boschi di latifoglie e da fustaie di conifere; altri 28 ha sono costituiti da prato, prato-pascolo e coltivo.

Le conifere presenti sono il Pino nero (per la maggior parte), il Pino silvestre, il Larice e l'Abete bianco.


Tra le latifoglie troviamo principalmente il Carpino nero, la Roverella, l'Orniello, il Faggio, l'Acero montano, l'Acero campestre, il Cerro, la Farnia, la Rovere e il Castagno; gli arbusti più frequenti  sono il Nocciolo, il Maggiociondolo, il Ginepro e il Biancospino.

La cura del bosco oggi: linee di gestione selvicolutrale

Nel piano di gestione vigente della riserva sono previsti interventi selvicolturali che in alcune aree tendono a mantenere la pineta per assicurare l’habitat ai popolamenti di Formica lugubris, mediante diradamenti e tagli fitosanitari, al fine di favorire la rinnovazione delle conifere (fustaie in conservazione). 

In altre zone si perseguirà la progressiva sostituzione degli impianti artificiali di Pino nero con boschi misti di latifoglie mediante tagli successivi, tagli a strisce e a buche, nonché diradamenti dei soprassuoli di conifere più giovani, confidando nella rinnovazione naturale di latifoglie che peraltro sta già dando buoni risultati (fustaie in sostituzione). 

Nei boschi di latifoglie si perseguirà in particolare la conversione verso l’alto fusto dei cedui abbandonati;

sono altresì previsti e in corso di realizzazione interventi per il recupero e il mantenimento a fini produttivi e paesaggistici di un vecchio castagneto da frutto.

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Sentieri e fruizione

Tra le operazioni accessorie alla gestione del bosco, si eseguono migliorie e manutenzione ordinaria alla viabilità interna, alla rete dei sentieri; questi ultimi sono stati valorizzati per gli aspetti didattici e ricreativi. Esistono strutture idonee alla fruizione del territorio della riserva e dei territori contermini quali aree di sosta attrezzate, parcheggio, punto informazioni e centro visite estivo, segnaletica di vario genere. I sentieri sono segnalati nella mappa e sul campo da cartelli con i rispettivi nomi, rendendo semplice la libera fruizione

Tra i sentieri indicati si consigliano in particolare il Sentiero della Faina e il Sentiero di Costa d’Alpe. Il primo è di  interesse didattico in quanto si snoda tra ambienti diversi con boschi di conifere e boschi di latifoglie ed è inoltre attrezzato con cartelli descrittivi delle specie arboree. Il secondo sentiero, che attraversa comunque varie tipologie di bosco, ha caratteristiche anche panoramiche: si arriva infatti a quote più elevate che permettono una vista particolarmente piacevole sulla Val Tidone nel primo tratto e successivamente sulla Valle Staffora.

Escursioni Naturalistiche e Visite Guidate

Per scolaresche o gruppi è possibile organizzare escursioni naturalistiche guidate per approfondire gli aspetti ambientali, le caratteristiche faunistiche, floristiche e i metodi di gestione forestale applicati.

Per info e prenotazioni:
SELVA
tel. 339.4518087
info@studioselva.net

Regolamento delle visite

 L’accesso alla Riserva è consentito a piedi, con velocipedi, a cavallo.

I visitatori sono invitati a seguire le seguenti raccomandazioni:

  1. Prestare attenzione alla segnaletica di orientamento e di avvertimento ed attenersi alle indicazioni
  2. Indossare indumenti e calzature idonei alle escursioni in montagna
  3. Evitare l’escursione in caso di maltempo
  4. I gruppi di visitatori devono seguire gli itinerari segnalati nelle guide e/o sul terreno, senza allontanarsi da essi
  5. I gruppi di visitatori che desiderano essere accompagnati da operatori didattici sono tenuti a prenotarsi presso la Direzione della Riserva in tempo utile per organizzare il servizio (minimo una settimana)
  6. Durante la visita devono essere rispettate le norme in vigore nella Riserva; in caso di infrazione, il responsabile, oltre ad incorrere nelle sanzioni previste, sarà allontanato

Regolamento tratto dall'allegato B del Piano di Gestione.


L’Ente gestore ha la facoltà di sospendere le visite guidate o di precludere ai visitatori determinati settori della Riserva, per motivi di sicurezza o di salvaguardia ambientale
SELVA - VIETATA LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DI TESTI E IMMAGINI SENZA L'AUTORIZZAZIONE DEGLI AUTORI 
FOTO Vera Pianetta
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